Aiutiamo gli Operations Managers a Concepire e Realizzare le Loro Visioni Industriali Fondate sulla Cultura Lean Manufacturing
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Dal giapponese « caricare-scaricare ». Quando una macchina o linea non è dotata di un sistema d’eiezione automatica (hanedashi), è l’operatore che deve caricare e scaricare il pezzo, ad ogni ciclo. In questo modo si generano molti Muda di movimento e perdite di produttività.

Parola originaria degli Stati Uniti, il metodo è sviluppato in Giappone per promuovere le attività di miglioramento continuo (Circoli della Qualità, gruppo di risoluzione dei problemi, …).
Zero difetti è una metodologia che mira alla eliminazione di un difetto, presente sul prodotto. Ma dietro ad ogni difetto c’è sicuramente un errore, qualcosa che è stato trascurato, che è sfuggito. Sarebbe pertanto più corretto parlare di “Zero errori”. La metodologia prevede una attenta analisi di tutti i punti critici del processo e introduce, dove possibile, sistemi anti-errore (vedi Poka Yoke) che ne impediscono la generazione.

Si scrive (横展 ); abbreviazione della parola giapponese « yokotenkai »横展開.
Termine impiegato frequentemente in ambito industriale. Il significato è il seguente: condividere informazioni ovunque nell’azienda, per massimizzare le esperienze e le conoscenze. Ad esempio, se si è trovata una soluzione che risolve un’anomalia di un processo in modo efficace, bisogna trasferire ad altre aree dell’azienda con processi similare e non, il risultato ottenuto, per evitare inutili sprechi di tempo e di energie.

È uno strumento di analisi per il miglioramento della qualità. Attraverso il confronto di due coppie di elenchi e dei relativi elementi, permette di evidenziare le correlazioni esistenti. Attraverso simboli convenzionali, si correlano tra loro, in modo ciclico, le seguenti quattro aree:
In questo modo è possibile osservare quale voce, relativamente a ogni area, risulta essere critica per attuare le successive azioni correttive, di mantenimento e di formazione. L’applicazione corretta della Matrice X è uno strumento potente di analisi, ma richiede una conoscenza approfondita dei fenomeni fisici e dei legami tra il prodotto e il processo che lo genera.

La metodologia TPM (vedi Total Productive Maintenance), le logiche Lean Manufacturing (Produzione snella) ed il Total Quality Management, sono stati integrati, e sono la base del W.C.M. (World Class Manufacturing) che, pur basandosi su moltissimi concetti del TPM / TQM si differenzia da questi in quanto alla base della scelta delle strategie e degli impianti "critici" (in gergo detti " da aggredire") vi è il cosiddetto Cost Deployment.
Ciò significa che il gruppo di lavoro affronta le problematiche, siano esse manutentive, logistiche, qualitative, di sicurezza, organizzative, di organizzazione del posto di lavoro, sulla base della loro incidenza economica. Le attività di tutti i team sono orientate alla realizzazione di progetti (Kaizen) i cui obiettivi sono: zero difetti, zero guasti, zero incidenti e zero scorte, finalizzate ad una generale riduzione dei costi dello stabilimento.
La metodologia W.C.M. è stata sviluppata negli Stati Uniti intorno agli anni 90, in Italia arriva attorno al 2005 nel gruppo FIAT (oggi FCA).
Alla base del W.C.M. ci sono 10 Pillar (pilastri) tecnici:
